Parrocchia San Lorenzo Martire

- Diocesi di Frascati -

Catechesi -> La Bibbia, Testo rivelato e ispirato
 

INDICE

1. Perchè il cristiano legge la Bibbia

2. Un evento alla base dell'esperienza religiosa

3. La narrativa, il filo conduttore della Bibbia: in origine era la predicazione

4. Scritture e sacra tradizione come Parola di Dio

5. La Bibbia come testo ispirato

6. I modi di dire di Gesù

7. I modi di fare di Gesù

Tutto il documento in formato Scarica il documento.zip (12 KB ~)

6. I modi di dire di Gesù

Cuore dei vangeli è l'evento Gesù che col fatto della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con parole e con opere, con i segni e con i miracoli e specialmente con la sua morte e risurrezione, e infine con l'invito dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione.

Ciò significa che attraverso i Vangeli il cristiano entra in contatto con la predicazione stessa di Gesù di Nazaret come l'hanno percepita e interpretata, assistiti dallo Spirito santo, gli evangelisti.

Continuità (Mt 5, 17) e discontinuità; predicazione di Gesù e predicazione della Chiesa primitiva alla luce della esperienza pasquale.

Le Parabole

Parabolé (Greco) si vuole originariamente indicare "l'avvenimento di due realtà allo scopo di permetterne una percezione unitaria. Ogni parabola non presenta mai in sè stessa un senso compiuto, ma trae la sua ragione d'essere nel rapporto che la unisce all'altro termine. Le parabole hanno come scopo portare il suo ascoltatore a contatto con la concretezza della vita quotidiana.

Gesù, attraverso le parabole, tende a stabilire un dialogo che si pone come obiettivo non solo un insegnamento, quanto il produrre un radicale cambiamento nell'interlocutore. Gesù prende spunto da situazioni concrete tratte dal vissuto quotidiano: un figlio che pretende dal padre la propria eredità in anticipo, un padrone che paga nella stessa misura operai che hanno lavorato in tempi differenti.

Questi fatti, pur nella loro straordinarietà, raccontano realtà verosimili che interpellano e coinvolgono direttamente l'interlocutore, provocando a una presa di posizione. Tutto ciò fa parte di una ben precisa strategia comunicativa atta a coinvolgere l'uditore fino a farlo riconoscere nel fatto narrativo: è in questo terzo ambito che l'esortazione o l'interrogativo finale di Gesù può trovare terreno fecondo.

Le parabole di Gesù riguardano generalmente un agire, un comportamento: vanno quindi collocate non nell'ambito della trasmissione di idee quanto a livello etico. Il fatto che gli interlocutori avessero un modo di vedere diverso da quello di Gesù pare costituire il sottofondo comune ai racconti parabolici. Per questo essi sono per Gesù lo strumento del dialogo con cui spera di far loro cambiare parere.

Le parabole non sono uno strumento polemico per zittire un avversario, ma sono funzionali a uno scambio di idee nel contempo rispettoso dell'interlocutore e propositivo. Infatti si tratta di uno strumento pedagogico che aiuta a cogliere adagio adagio qualcosa di più profondo.

L'efficacia delle parabole nel muovere l'interlocutore a cambiare è data dall'importanza che esse attribuiscono all'esperienza: esse traducono un'esperienza e a questa esperienza debbono la loro forza di persuasione.

Sintetizzando, è importante rilevare come lo scopo della parabola sia insegnare, utilizzando una sorta di provocazione che può portare l'uditore a una forte presa di coscienza e relativa azione. Dovrebbe essere chiaro a sufficienza come la verità non vada ricercata a livello di esattezza storica: anche se Gesù racconta di fatti che hanno attinenza con la vita reale, non intende con questo porre l'accento sull'episodio considerato in se stesso, quanto illustrare con immagini una realtà che avviene o è avvenuta.

Le Similitudini

Come la parabola, la similitudine è costituita da un racconto fittizio che fa riferimento a fatti di vita vissuta dove, non dandosi un interesse storiografico, viene omesso ogni tipo di indicazione riguardo ai luoghi e ai protagonisti. Ad esempio la similitudine del seminatore parla in maniera generica del protagonista; di esso non ci dice il nome né dà informazioni specifiche che possono aiutarci a identificarlo.

A differenza delle parabola ci si riferisce non a eventi straordinari e fuori dal comune quanto a cose che tutti conoscono, fatti standardizzati e quotidiani (il seminatore, i gigli dei campi, la zizzania che cresce in mezzo al grano, un pastore che smarrisce una pecora, il granellino di senapa, la rete gettata nel mare...) che hanno il sapore della vita di tutti di giorni. (es. il regno dei cieli è simile, a cosa rassomiglierò il regno di Dio). Il suo scopo non mira a produrre un'azione e una relativa presa di coscienza quanto a trasmettere un insegnamento.

I Detti

Si tratta di vere e proprie schegge linguistiche che ci riportano indietro nel tempo, a diretto contatto con la predicazione originaria del Nazareno, essendo caratterizzate da un linguaggio che Gesù mutua direttamente dalla cultura del suo tempo, costituito da:

a. un largo uso di immagini ed esempi che non vanno per questo presi in senso letterale: Mt 5, 39-41.

b. Forme brevi e concise, formulate in rima e, sovente, anche con giochi di parole: "Non giudicate per non essere giudicati" (Mt 7,1), oppure "chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto". (Mt 7,7)

c. L'esagerazione della realtà. (Mt 19,24)

Con questa particolare tecnica comunicativa, ha inteso: attaccare (Mc 7,8), rimproverare (Mt 11,18), accusare (Mt 23,23), ammonire (Mt 7,24), minacciare (Mc 10,25), promettere (Mt 25,46), consolare (Mc 13,20), fornire un'interpretazione del suo ministerro (Mt 5,17).

 

Codice XHTML 1.1 approvato

CSS approvato

© 2001-2019 Parrocchia San Lorenzo Martire - Tutti i diritti sono riservati - Credits